La Chiesa

La chiesa, intitolata all’Immacolata Concezione è a unica navata, sull’altare maggiore, scolpito da Francesco Schiaffino, è presente una statua dell’Immacolata dello scultore Pierre Puget di Marsiglia.

La chiesa fu inizialmente concepita a pianta centrale, prima come cappella all’incrocio dei bracci della crociera, poi come tempietto votivo.
Un ricordo di questo primo progetto, di cui fu pure eseguito un modello ligneo per la posa della prima pietra nell’aprile del 1657, ci è forse conservato in un dipinto di Domenico Piola, ex voto per la cessazione della peste, conservato in S. Maria del Carmine.
Esso rappresenta San Simone Stock in ginocchio che intercede presso la Vergine del Carmine.
Sullo sfondo una distesa di cadaveri, un carro tirato da un cavallo che ne porta altri, due uomini che stanno seppellendo un appestato e, stagliata contro il cielo corrusco, una cappella cupolata a pianta centrale tra altri edifici in costruzione.

 

È probabile che il definitivo passaggio ad una chiesa ad aula, al di là degli inevitabili riferimenti alle disposizione date in materia dal Concilio di Trento, vada messa in rapporto con l’erezione della chiesa in parrocchia, concessa dall’arcivescovo Stefano Durazzo nel 1664 e divenuta effettiva nel 1668.
L’antichiesa, a volta a botte ribassata, è ritmata da coppie di lesene in stucco con capitelli collegati da festoni che inquadrano su ogni lato tre porte finestre, che danno sui cortili laterali, alternate a nicchie con statue di benefattori.

La chiesa vera e propria, sopraelevata di cinque gradini rispetto all’antichiesa, è introdotta da una grande serliana su due colonne e ha due altari su ogni lato.

la chiesa

Vista della chiesa dalla navata

chiesa_04 - Albergo dei Poveri

Vista della chiesa da dietro l’altare

chiesa_03 - Albergo dei Poveri

La cupola

Il grandioso presbiterio è coronato dalla cupola circondata agli angoli da quattro campaniletti, una tipologia che rimanda alla soluzione adottata da Galeazzo Alessi per la basilica di Carignano. La decorazione in stucco rivela due fasi, una seicentesca, l’altra di pieno gusto rococò, mentre l’altare originario fu sostituito nel 1750 con quello attuale dello Schiaffino a spese di Settimia Gentile Pallavicino.

Due colonne in stucco furono aggiunte alle sei in marmo ordinate a Carlo Solaro dal Brignole nel 1666.
Una chiesa monumentale che fu a Genova una delle più unitarie e ortodosse realizzazioni, sul versante più severo e volontariamente dimesso, dell’ideologia controriformata.
L’altra faccia della medaglia rispetto al trionfalismo cattolico della chiesa gesuitica dei Santi Andrea e Ambrogio, di poco anteriore, ricca di marmi policromi e di decorazioni.
Le dimensioni relativamente ridotte e la destinazione pubblica a parrocchia della cittadinanza locale, giustificarono l’ampliamento dei due oratori laterali destinati alla popolazione dell’Albergo, mentre balconate e loggioni che si affacciano sulla chiesa stessa e sugli oratori permettevano la vista del presbiterio dai vari quartieri ai piani superiori, pur conservando la rigorosa separazione per categorie sociali e sesso degli ospiti.
Il braccio posteriore, in asse con la chiesa, fu destinato ad infermeria degli uomini per permettere anche agli ammalati di assistere alle funzioni sacre secondo la prassi ospedaliera.

altare dello Schiaffino
madonna immacolata pierre puget
Tabernacolo
dell'altare

Tutto l’asse costituiva, grazie alla presenza di vetrate come divisori, un eccezionale cannocchiale ottico con vista a sud verso il mare e a nord verso la boscosa valletta retrostante che il Brignole avrebbe voluto rendere giardino pubblico e percorso di devozione disseminandola di cappelle votive come il Sacro Monte di Varallo.

All’esterno la chiesa si proietta sul risalto centrale della facciata con un grande frontone a vento in cui si iscrive la cornice curvilinea della “pala” di Gio Battista Carlone, perduta ma di cui si conserva il bozzetto nella collezione CARIGE. In essa il tema dell’ex-voto alla Madonna Immacolata si univa alla valenza civile dell’ opus publicum rappresentata dai quattro santi protettori della città e, più sotto, dallo stemma crociato retto dai grifoni, insegna dipinta originariamente dal quadraturista Paolo Brozzi intorno al 1668.

La chiesa, aperta ufficialmente nel maggio 1673, si poneva a conclusione di un percorso predisposto per la fruizione pubblica, a differenza delle rimanenti parti della struttura.
Qui tutto è monumentale e aspira ad un decoro sobrio ma emotivamente incisivo.
Dal grande atrio d’ingresso attraverso i grandiosi scaloni, si accedeva al luminoso atrio superiore aperto sulla chiesa il cui fulcro era l’Immacolata del Puget posta sotto l’immensa cupola.
In questo percorso, fortemente voluto da Emanuele Brignole, che ne fu anche il maggior finanziatore, trovarono posto le statue dei Benefattori, ricordo, modello e stimolo al “fac tu similiter”.

oleum sanctum
sacrae reliquiae
presbiterio verso femminile
chiesa_07 - Albergo dei Poveri Genova
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