Archivio storico

I benefattori dell’Albergo dei poveri e le loro carte (secc. XVI – XIX)

Una delle caratteristiche peculiari dell’Archivio dell’Albergo dei Poveri e più in generale di qualsiasi altro ex Istituto Pubblico di Assistenza e Beneficienza (IPAB), è quella di avere tra le proprie carte una parte cospicua di documentazione appartenuta a quei soggetti che, nel corso dei secoli, decisero di beneficiare l’ente con donazioni e legati testamentari. In età moderna il ruolo rivestito dai privati non era limitato all’aspetto finanziario, ma abbracciava quello assistenziale, poiché spesso le donazioni erano vincolate a specifiche attività, e quello più diffusamente patrimoniale. Quando un privato decideva di lasciare i propri averi all’Albergo, infatti, anche i suoi documenti seguivano la sorte degli altri averi e andavano a confluire nell’archivio dell’istituto dove potevano essere conservati come un nucleo a se stante o essere implementati con i carteggi collegati alla gestione dell’eredità. Per questo motivo, accanto alla documentazione prodotta dall’ente sono presenti numerosi spezzoni di archivi familiari identificati attraverso l’apposizione del nome del benefattore sulle singole unità archivistiche.
A causa di alcuni riordinamenti effettuati alla fine dell’Ottocento e del deposito, avvenuto nel 1973, di una parte del materiale nell’Archivio Storico del Comune di Genova , però, la primigenia unitarietà di questi nuclei documentari è andata perduta e le unità afferenti ad una stessa eredità possono trovarsi nella sede dell’Albergo dei poveri o nell’Archivio Storico del Comune. Nel primo di questi istituti è conservata la serie dei Testamenti composta da dodici unità (8 filze e 4 registri) contenti gli atti a favore dell’ente rogati fra il 1539 (anno di fondazione dell’Ufficio dei poveri, magistratura che aveva il compito di amministrare l’Albergo) e il 1876. Sono presenti, inoltre, 41 filze contenenti i carteggi pervenuti in seguito a 32 eredità e prodotti tra la fine del XV e i primi vent’anni del XIX secolo.

archivio-storico_01 - Albergo dei Poveri Genova

Documento contenuto in una filza

archivio-storico_02 - Albergo dei Poveri Genova

Libro dell’archivio

archivio-storico_03 - Albergo dei Poveri Genova

Libri della collezione

Attraverso questi documenti è quindi possibile immergersi nelle vicende di quelle famiglie aristocratiche che hanno segnato la storia di Genova, ricostruendo non solo i loro legami politici e clientelari con il ceto di governo, ma anche i più minuti aspetti delle loro attività economiche.
Dai Grimaldi (Eredità Giovanna Grimaldi Salinieri) agli Spinola (Eredità Gio. Domenico Spinola), dai De Ferrari (Eredità De Ferrari Giovanni Battista) agli Imperiale (Eredità Andrea Imperiale), tutte le famiglie genovesi più importanti sembrano aver appoggiato l’operato del grande Ospedale dei mendicanti della città, ma non mancano anche benefattori appartenenti al notabilato cittadino (Eredità Gian Giacomo Arata) o delle riviere (Eredità Gio. Luigi Cappellone ed Eredità Gio. Tommaso Musso).
Storie di cardinali e assentisti di galere per il re di Spagna, ma anche storie di mercanti e finanzieri. Particolarmente emblematica risulta, quindi, l’eredità dell’Illustrissimo Vicenzo Giustiniani, figlio di Melchiorre, un genovese che aveva costruito la propria fortuna a Palermo sui commerci di grano. In punto di morte, infatti, ricordò le proprie radici lasciando le ingenti ricchezze mobiliari e immobiliari all’Ufficio dei poveri di Genova in cambio dell’assegnazione annuale di piccole elemosine ai membri dell’albergo Giustiniani che ne avessero avuto bisogno per dotare le proprie figlie o perché inabili e particolarmente indigenti.

A partire dalla seconda metà del XIX secolo l’Albergo dei Poveri iniziò ad organizzare il materiale relativo alle eredità in singoli fascicoli nominali, e divenne sempre meno frequente l’annessione di carteggi appartenuti ai testatori all’interno dell’archivio dell’istituzione.

 

Per ciascuna pratica, quindi, accanto al testamento e all’approvazione dell’autorità tutoria ad accettare lasciti o donazioni, iniziarono ad essere presenti solo le pratiche relative all’erezione di targhe o monumenti in memoria dei defunti. In questo contesto di progressiva standardizzazione sembra emergere il fascicolo relativo al “lascito del Signor Emilio Beuf”, titolare della storica libreria di via Cairoli sede degli incontri di famosi esponenti del movimento risorgimentale.

 

Lì tra le pratiche di routine fa capolino una copia de “il Librario” del 1946 in cui capeggia un articolo in prima pagina intitolato “Un libraio misantropo” dedicato al testatore e, a dispetto dell’affermazione, benefattore dei più poveri.

Alcuni documenti:

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