Albergo dei Poveri: dalle origini storiche verso un nuovo futuro

Albergo dei Poveri di Genova, statua di benefattore

Albergo dei Poveri: dalle origini storiche verso un nuovo futuro

L’Albergo dei Poveri, la più monumentale espressione della filantropia genovese, viene fondato a metà del XVII secolo dal patrizio Emanuele Brignole come centro di raccolta e di assistenza per i bisognosi della città. “Fortezza inespugnabile”, “basilica di pietà”, “reggia della misericordia”, sono alcune delle definizioni che nel corso dei secoli sono state usate in riferimento a questo imponente edificio, il più grande di Genova (60.000 mq. circa), che cercano anche di sintetizzare la contraddizione insita in una struttura avente le dimensioni e le fattezze di un palazzo reale ma nata con lo scopo di aggregare in un unico complesso tutti gli istituti di mendicità cittadini. Un contrasto che fa dell’Albergo dei Poveri un simbolo della Genova stessa di quel tempo, una delle più potenti piazze finanziarie d’Europa, in cui la ricchezza prende la forma di edifici pubblici e privati di assoluta magnificenza, ma nella quale si nuova una moltitudine di poveri e di emarginati, pari circa ad un quinto del totale della popolazione.

 

ALBERGO DEI POVERI: DA GENOVA A NAPOLI, UNA STORIA DI CARITA’ PRIVATA

La nascita di questa istituzione si può collocare nell’ambito di quel progetto di riaffermazione della sovranità della Repubblica di Genova, dato anche dal suo progressivo allontanamento dall’orbita di influenza spagnola, e di riqualificazione dell’immagine cittadina che si espresse a livello architettonico attraverso la costruzione di grandi opere di interesse pubblico. Negli anni ’30 del Seicento vennero edificate la nuova cinta muraria, il Molo Nuovo ed i Magazzini di Portofranco, ma si assiste anche ad una straordinaria fioritura di residenze private di prestigio in città e nel contado ad opera dell’aristocrazia locale. Genova doveva essere magnifica e temibile ed i suoi edifici imponenti e visibili per esibire la potenza della città. In questo contesto anche la “sistemazione” delle fasce più disagiate della popolazione trovava attraverso l’Albergo dei Poveri una collocazione a vantaggio dell’immagine della città e, in questo caso, anche della munificenza dei suoi cittadini. Quasi un secolo più tardi, nel 1749 l’architetto Ferdinando Fuga fu chiamato a Napoli, nell’ambito del programma di rinnovamento edilizio del nuovo re Carlo III di Borbone, con l’incarico di progettare il gigantesco “Albergo dei Poveri di Napoli” rivolto ad accogliere le masse di poveri del Regno. Due storie parallele, vicine nella vocazione, anche se distanti geograficamente.

 

LA COSTRUZIONE: L’INCONTRO DI PUBBLICO E PRIVATO

Anche se si tratta di un’opera pubblica, fu però ancora una volta l’oligarchia genovese a prendere l’iniziativa e a procurarsi i finanziamenti necessari alla realizzazione dell’Albergo. Il fondatore, Emanuele Brignole (1617-1678), era infatti esponente di una delle famiglie più facoltose della nobiltà genovese di allora. A lui, che si era distinto per aver beneficato alcune delle principali istituzioni caritative del suo tempo, venne affidato dall’Ufficio dei Poveri, l’organismo che nella Repubblica di Genova si occupava dell’assistenza ai bisognosi, l’incarico di identificare e acquistare un sito idoneo alla costruzione. Brignole scelse la valle di Carbonara, ubicata immediatamente all’esterno della cinta muraria, in quanto l’edificio doveva essere “vicino alla città ed insieme appartato, fuori di mano ma non fuori dagli occhi”. Il tipo di impianto scelto per l’Albergo, un quadrato entro cui si inseriva un organismo a croce greca destinato al culto che definiva quattro cortili indipendenti, seguiva una ormai codificata tradizione ospedaliera ed era al tempo stesso funzionale e simbolico. Innovative erano invece le sue dimensioni monumentali, qualificate dall’ordine gigante della facciata, dagli scaloni e dal lungo rettilineo di accesso, che lo ponevano sullo stesso piano delle regge europee. “Reggia dei poveri” fu infatti un altro degli appellativi che comparvero nella pubblicistica coeva, a sottolineare il rapporto fra l’Albergo e le dimore reali ormai presenti in tutta Europa e di cui Genova, città repubblicana, era priva.

 

LA VITA QUOTIDIANA NELL’ ALBERGO DEI POVERI

La costruzione, lunga e laboriosa, si protrasse per quasi duecento anni, a causa principalmente della difficoltà di collocare su un sito in pendenza un impianto così rigido ed esteso. Una prima battuta d’arresto di ebbe già durante la “Grande Peste” del 1656-57 nella quale persero la vita, fra gli altri, il direttore dei lavori, Cristoforo Monsia, e due degli architetti, Girolamo Gandolfo e Giovanni Battista Ghiso. Il Brignole, che potrebbe aver avuto un ruolo rilevante anche nella fase progettuale, si occupò in seguito di organizzare la gestione interna dell’Albergo, al quale diede la veste di un reclusorio, il primo del genere ad essere costruito in Italia, per quanto in linea con una tendenza che andava diffondendosi a quel tempo in varie parti d’Europa. Al suo interno i ricoverati, suddivisi per sesso e per fasce d’età, avrebbero svolto un’attività di tipo artigianale in appositi opifici, contribuendo al parziale autofinanziamento del complesso. Nell’istituto gli assistiti avrebbero attuato un “percorso di recupero” attraverso un ordine e una disciplina rigorosi: il tempo sarebbe stato scandito da preghiera e lavoro, che assumeva la duplice valenza di strumento di riscatto sociale e di crescita spirituale.

 

 

Con l’inaugurazione dell’Albergo dei Poveri si cercò pertanto di dare una risposta al problema del pauperismo, in costante aumento per le numerose guerre, pestilenze e carestie che dilaniarono quell’epoca. Con l’apertura di corso Carbonara e di corso Dogali (1870 ca.) l’Albergo venne poi inserito nel tessuto urbano, ma la sua struttura architettonica e la sua utilizzazione restarono sostanzialmente immutate fino alla metà del secolo scorso. “Segno che” come afferma Elena Parma, una delle principali studiose di questa istituzione, “pur cambiando le situazioni storiche, i problemi legati alla povertà, alla mendicità, all’abbandono e alla malattia sono stati più rimossi che risolti perfezionando nel corso dei secoli un sistema di esclusione e di reclusione al quale solo recentemente si sono affiancati comportamenti sociali alternativi che hanno significato, a partire dal secondo dopoguerra, la trasformazione dell’Albergo in nosocomio”.

 

L’ ALBERGO DEI POVERI E L’UNIVERSITA’ DI GENOVA

Alle soglie del terzo millennio però le vicende dell’Albergo dei Poveri giungono ad una svolta. Il nuovo capitolo si inizia a scrivere alla fine degli anni ’70 quando l’Università di Genova manifesta per la prima volta il suo interesse verso questo complesso con l’intenzione di trasferirvi la didattica di alcune facoltà universitarie. Progetto che si concretizza, dopo lunghe trattative condotte con l’Istituto “Emanuele Brignole”, ente proprietario dell’Albergo, e il Comune di Genova, in un’intesa programmatica firmata nel 1991. Ad essa farà seguito, nel 2001, il definitivo atto di cessione di diritto di superficie fra Istituto Brignole e Università. Inizia così il progressivo passaggio all’Ateneo della disponibilità di parti dell’edificio da destinare a sede delle Facoltà di Giurisprudenza e di Scienze Politiche, stanziamento ad oggi realizzato nell’ala di levante. La scelta di collocare un polo universitario all’ Albergo dei Poveri, nel quale erano in quel momento ospitati circa 500 anziani o lungodegenti, si giustificava da un lato perché l’edificio era riconosciuto inidoneo, per dimensione e distribuzione degli spazi, ad una moderna ed efficace assistenza agli anziani, dall’altro l’istituzione universitaria sembrava l’unica atta a gestire uno spazio così imponente con tutte le attività tipiche di un campus.

 

 

E mentre Emanuele Brignole, a quattrocento anni dalla sua nascita, continua ancora a rivelarci dettagli inediti sulla sua vita, la vita continua a fluire nell’opera da lui creata, sia attraverso gli istituti di ricovero gestiti dall’A.S.P. “Emanuele Brignole”, in cui si proseguono le finalità assistenziali volute dal fondatore, sia all’interno delle aule universitarie dell’Albergo dei Poveri, che le giovani generazioni di studenti frequentano per prepararsi al domani.

 

fonte: “Emanuele Brignole e l’ Albergo dei Poveri di Genova“, di Annamaria de Marini, Stefano Termanini Editore, 2016.

 

E’ possibile acquistare il libro presso le seguenti librerie di Genova:

– Nuova Bozzi, via Balbi
– L’amico ritrovato, via Luccoli
– Bozzi, via San Siro
Libreria all’aperto, Ponte Monumentale
Libreria Coop, Porto Antico
Libreria Buenos Aires, Corso Buenos Aires
– Gagliardi, due punti vendita a Sestri Ponente
– Libraccio, Foce, Sampierdarena e Sestri Ponente
– Libreria Punto di Vista, stradone Sant’Agostino
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